Il ruolo della nutrizione materno-fetale e nell’infanzia per la prevenzione delle patologie future | dr. Diego Monsignore - Biologo Nutrizionista

Il ruolo della nutrizione materno-fetale e nell’infanzia per la prevenzione delle patologie future

L’eziologia di numerose patologie ha come radice una componente multifattoriale, ovvero è determinata dall’interazione della componente genetica e da numerosi fattori ambientali, tra i quali la nutrizione, ossia l’insieme delle componenti alimentari consumate da noi e dai nostri figli riveste un ruolo da protagonista.

Esistono numerose evidenze che annoverano la nutrizione tra i fattori che influenzano l’insorgenza di diverse patologie. Gli effetti di tutti questi fattori iniziano nella vita embrionale, continuano nella vita fetale e proseguono nell’infanzia e adolescenza. Le manifestazioni patologiche dovute a questi effetti sono diverse, come sindromi allergiche, iperlipidemia, ipercolesterolemia, patologie cardiovascolari, obesità, sindrome metabolica, diabete di tipo 2 e disordini immunologici come la celiachia. Ciononostante, numerose evidenze indicano che l’allattamento al seno per i primi 4 mesi, sostituito gradualmente dallo svezzamento con una grande varietà di cibi solidi, possa apportare numerosi benefici in termini di prevenzione contro patologie cardiovascolari e disturbi allergici ed immunologici. Inoltre, i benefici non sono solo per il neonato. Allattare al seno infatti fa perdere i chili presi durante la gravidanza alla mamma: i grassi accumulati durante la gestazione, infatti, sono utilizzati per produrre il latte. Alcuni studi, poi, documentano come l’allattamento al seno prevenga il tumore della mammella sebbene si limiti al tumore che insorge prima della menopausa. E ancora, l’allattamento al seno protegge la donna dall’osteoporosi della vecchiaia e in particolare da una sua complicanza: la frattura del collo del femore. Lo scheletro della donna si impoverisce durante l’allattamento per l’aumentato fabbisogno di calcio, tuttavia, a distanza di tempo dalla sospensione dell’allattamento al seno, la mineralizzazione ossea viene reintegrata.

Vari tipi di allergie, tra cui anche quelle nei confronti degli alimenti, sono in costante crescita negli ultimi 10 anni. Un comportamento tradizionalmente utilizzato, come quello di evitare gli allergeni, non solo si è dimostrato inefficace in termini di prevenzione, ma sembra aumentare di molto la probabilità di insorgenza di sindromi allergiche, soprattutto quelle legate agli alimenti. Tra i primi casi c’è sicuramente l’allergia nei confronti delle proteine derivate dal latte bovino, molto comune tra i neonati. Alcuni studi hanno evidenziato come l’esposizione fino ai 12 mesi ad un preparato di caseina e proteine del siero idrolizzate (il consueto latte in polvere) possa rappresentare un passo importante nella tolleranza della risposta immunitaria nei confronti di questi antigeni. Oltre a ciò, diversi lavori hanno messo in luce come anche lo svezzamento precoce, prima dei 4 mesi, aumenti notevolmente l’incidenza di allergie durante l’infanzia. In particolare, un’alimentazione di questo tipo porta ad una probabilità circa 3 volte superiore alla norma di sviluppare eczema, e 5 volte superiore per ciò che riguarda le allergie a diversi alimenti. Sembra invece che un’alimentazione costituita da una grande varietà di cibi, tra la 17° e la 26° settimana, riduca di molto la probabilità di insorgenza di tali allergie.

Prosegue il discorso dei disturbi di natura immunitaria con la celiachia, un disordine autoimmune di natura multifattoriale che insorge a seguito dell’incontro tra il sistema immunitario di un individuo celiaco (e che quindi possiede anche una predisposizione di tipo genetico alla malattia) e le proteine del glutine una volta ingerite. Anche in questo caso, sembra che l’integrazione con alimenti contenenti glutine durante lo svezzamento possa ridurre significativamente il rischio di sviluppare questa patologia.

Anche per ciò che concerne l’iperlipidemia, ipercolesterolemia e ipertensione numerosi studi epidemiologici hanno messo in luce come la nutrizione possa assumere un ruolo centrale nella prevenzione di tali patologie. Uno dei punti fondamentali su cui dover agire, nella vita di un bambino, è il rapido aumento di peso che avviene nel primo mese di vita, dove il peso normalmente raddoppia e il quantitativo di adipe triplica. Alcuni studi hanno portato in evidenza come uno squilibrio alimentare in questo periodo possa essere correlato con un’aumentato rischio nei confronti di queste patologie. Come prevenzione si inserisce nuovamente l’allattamento al seno, in quanto ha come riscontro clinico un aumento di peso e di tessuto adiposo meno marcato rispetto ad atri tipi di allattamento. Infatti, il latte di latteria (intero o diluito), per esempio, non è adatto per tutto il primo anno di vita del bambino perché comporta una serie di svantaggi: un carico di sali minerali eccessivo, un maggiore apporto di acidi grassi saturi (possibili responsabili di aterosclerosi), un maggiore rischio di anemia da carenza di ferro. Lo stesso dicasi per il latte di mucca. Il proseguimento della vita, tracciato da un’alimentazione ricca in fibre e cereali integrali, con un basso apporto di grassi saturi e di tipo trans inoltre contribuisce a diminuire il rischio di incorrere in una di queste malattie, dove le fibre (rappresentate dalla frutta e verdura) devono essere necessariamente consumate per almeno 5 porzioni al giorno (circa 500 g) e durante l’adolescenza fino a 8 porzioni. Da preferire le cotture che prevengono la perdita di importanti componenti nutrizionali, come vitamine ed antiossidanti, unendo ciò ad un buon consumo di prodotti dal viraggio di colore giallo-arancio-rosso, contenenti grandi quantità dei sopracitati antiossidanti.

L’obesità è una delle principali cause di morte, e la sua prevalenza tra i bambini è in continuo aumento. Tra le principali cause di insorgenza dell’obesità vi sono una nutrizione sregolata nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza e le modificazioni di tipo epigenetico che avvengono nella vita intrauterina, inserite nel contesto della nutrizione materna durante la gravidanza. E contrariamente a quanto si pensa, un apporto calorico limitato durante i primi 6 mesi di gestazione aumenta la prevalenza di obesità nei bambini, a testimonianza di come invece sia necessaria una alimentazione equilibrata accompagnata dall’esercizio fisico come uno dei metodi contro l’obesità e le patologie ad essa associate. Inoltre, diversi studi hanno nuovamente dimostrato come l’esclusivo allattamento al seno, fino al 4° mese di vita del neonato, possa incidere meravigliosamente contro il rischio di sviluppo di obesità. Per ciò che concerne l’alimentazione durante l’infanzia e l’adolescenza sicuramente un adeguato apporto di grassi, da preferire sotto forma di insaturi, in contrasto con la globalizzazione ed i cibi proposti dalla società moderna negli ultimi 20 anni, riduce notevolmente il rischio di insorgenza dell’obesità. Tuttavia anche una dieta basata su un largo apporto di amminoacidi (con le proteine come fonte) è associata ad un aumento del 30% del tessuto adiposo all’anno in bambini tra gli 8 ed i 10 anni. Concludendo, anche in questo caso, una dieta avente come base frutta e verdura e associata ad una costante attività fisica, può prevenire l’insorgenza di obesità, anche più avanti nella vita.

Nei nostri anni, l’associazione tra la vita fetale e post-fetale e lo sviluppo di diabete di tipo 2 e la sindrome metabolica è stata riconosciuta nel “genotipo parsimonioso”. Questo particolare insieme di pattern genetici si è evoluto, nel corso della storia della nostra specie, per accumulare grasso ed energia da utilizzare nei momenti di carestia, caratteristica che ha permesso all’Homo sapiens di sopravvivere. Infatti, l’uomo è passato nei millenni da semplice raccoglitore ad agricoltore, da vegetariano obbligato a carnivoro, fino a giungere alle attuali abitudini alimentari, spesso “innaturali” per un individuo fisiologicamente ancora molto simile ai suoi progenitori di 20-30.000 anni fa. Infatti, sebbene il consumo di verdura e frutta fosse simile a quello odierno, non si conosceva né sale né grandi apporti di zuccheri e grassi. Ed in accordo con questa teoria, la principale causa di insorgenza del diabete di tipo 2 è riconducibile all’alimentazione odierna, ed il primo danno che condurrà a questa patologia è da ritrovarsi nell’alimentazione materna scorretta, la quale può portare ad un danneggiamento diretto delle cellule β delle isole di Langherans del pancreas endocrino del feto e al fenomeno dell’insulino-resistenza, manifestazioni patologiche che possono insorgere anche a causa di un eccessivo consumo di caffeina. Sempre la stessa errata alimentazione materna durante la gravidanza può portare a modificazioni epigenetiche nel DNA del nascituro, le quali possono portare poi allo sviluppo di numerose patologie a carattere cronico, come lo stesso diabete. Ed infine, l’obesità stessa, sviluppata a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza, può portare allo sviluppo futuro di diabete di tipo 2 e di sindrome metabolica. In conclusione, una attenta educazione alimentare, unita ad una terapia nutrizionale adeguata dalla gravidanza all’adolescenza, possono rappresentare dei punti cardine contro lo sviluppo di tali patologie.

Comments are closed.